{"id":104,"date":"2022-04-21T17:40:06","date_gmt":"2022-04-21T17:40:06","guid":{"rendered":"https:\/\/people.mohole.it\/ifantastici\/?p=104"},"modified":"2022-04-21T17:51:35","modified_gmt":"2022-04-21T17:51:35","slug":"dio-e-morto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/people.mohole.it\/ifantastici\/dio-e-morto\/","title":{"rendered":"DIO \u00c8 MORTO"},"content":{"rendered":"\n<p>La notte era luminosa, e i tre arrancavano nella tempesta. Avvolti nelle mimetiche, i fucili a tracolla, la radiolina ormai scarica. La citt\u00e0 non si vedeva ancora, e Giacomo pensava a quanto avrebbe potuto andare avanti prima di venire sommerso dalla neve, prima che di loro non rimanesse che la canna dei fucili, a spuntare dalla coltre che gli si posava addosso. Uno dietro l&#8217;altro, rasentavano i binari del treno con la testa infossata nello sterno. Michele chiudeva il gruppo, fischiettava l\u2019inno della Nuova Italia Liberata per farsi coraggio, ma le scariche di vento disperdevano la melodia verso le colline. Erano partiti all\u2019alba, gli ordini erano semplici, fare rapporto non appena avessero intravisto i colli di Roma; ma la cosa pi\u00f9 lontana che riuscivano a vedere nella tormenta era il basco del compagno davanti a loro. Certo, non era il momento migliore per andare in avanscoperta verso l\u2019ultima roccaforte dei credenti, ma dal comando stavano preparando l\u2019offensiva finale e quella tempesta avrebbe rovinato i loro piani se non fossero arrivati in tempo, rimuginava Luca. Da quando si era arruolato non aveva mai visto i suoi commilitoni cos\u00ec affaticati, e l\u2019esperienza da boscaiolo nelle montagne del nord lo rendeva consapevole del poco tempo a disposizione per trovare un riparo. Nel calpestio degli scarponi che marciavano sulla ghiaia bagnata, Giacomo fu il primo a vedere la casa. Era una capanna di legno, insolita per quella zona del Lazio, posta a una decina di metri dal terrapieno della ferrovia. Portandosi le mani davanti agli occhi cerc\u00f2 di metterla a fuoco nel balenio dei fulmini; le assi di legno, inchiodate alle finestre, erano il chiaro segnale che la resistenza vaticana l\u2019avesse utilizzata come avamposto. Un secondo dopo era a terra. Luca e Michele si svegliarono dall&#8217;ipnosi della marcia, e si gettarono nella macchia d&#8217;alberi che correva lungo il bordo dei binari. \u201cDa laggi\u00f9\u201d, url\u00f2 Giacomo. \u201cMi ha fottuto la gamba\u201d. Luca strinse gli occhi verso la costruzione indicata dal braccio tremante di Giacomo. Un lampo e un boato. \u201cCon me, lo andiamo a prendere\u201d, disse a Michele. Luca sperava che non li avessero notati, che la pioggia avesse confuso la vista del tiratore, di non essere all&#8217;interno del suo mirino. Nascosto tra i cespugli, fissava la facciata, cercando di capire da dove provenissero gli spari. Se si trattava di partigiani cattolici dovevano essere in gruppo, non li avevano mai trovati da soli. Rimase immobile, finch\u00e9 non scorse una testa stagliarsi contro la luce che usciva dalla finestra, nell\u2019intercapedine tra due assi di legno. Prese la mira, e quando spar\u00f2 vide lo schizzo rosso stamparsi sulla parete. Aspett\u00f2 qualche minuto, le orecchie tese per cogliere i rumori dei soccorritori dall\u2019interno, ma nulla smuoveva il silenzio se non le esplosioni della bufera. Corsero da Giacomo, se lo caricarono sulle spalle, e insieme barcollarono fino alla porta d&#8217;ingresso, i fucili spianati. Una spallata, e furono dentro. La capanna consisteva in un unico stanzone, arredato con tavoli e sedie di legno grezzo. Sopra la porta d\u2019ingresso, un ritratto del papa e la riproduzione della Madonna; Michele li stacc\u00f2 dal muro con una bestemmia. Nel centro dell\u2019assito, con il fucile ancora tra le mani, giaceva l&#8217;uomo, avvolto da un abito talare viola. \u201cOttimismo padre, sarai il primo nel regno dei cieli\u201d, gli rise contro Giacomo, poi gli sput\u00f2 sul volto. Non fecero in tempo a poggiare le armi che, in mezzo al fienile sopra la stanza, stanarono tre persone, tradite da un singhiozzo di troppo. Erano disarmate, tremanti e impaurite. Un uomo rannicchiato attorno al suo bastone, troppo vecchio per combattere, la moglie e il figlio appena nato, adagiato in una mangiatoia, ancora avvolto nei sudici stracci che un tempo erano stati una tenda. Dovevano aver trovato rifugio nella baracca, sotto la protezione del prete, e la donna doveva aver partorito da neanche un giorno, pens\u00f2 Luca guardandole i capelli incrostati di sudore e fieno. Afferrarono il padre, e lo fecero inginocchiare davanti al corpo del sacerdote. L&#8217;uomo rantolava, fissando la profonda ferita sulla gamba di Giacomo. Balbettava tra i denti parole in una lingua straniera. Luca gli si par\u00f2 davanti, \u201cRisparmiateci\u201d, piagnucol\u00f2 in un italiano stentato, \u201cquesto bambino non ha colpa\u201d. \u201cIl tuo Dio ha chiesto di essere risparmiato, mentre lo ammazzavamo?\u201d chiese Michele accarezzandolo con la canna del fucile. \u201cIn questo mondo comanda il male, e qui, con le tue preghiere non vai da nessuna parte\u201d. L&#8217;uomo piangeva senza pi\u00f9 ritegno, le mani giunte davanti al naso, schiacciate contro gli occhi. \u201cSe il tuo Dio esistesse davvero, cosa ne direbbe del male?\u201d, gli punt\u00f2 la pistola sotto il mento, sentiva il pomo d&#8217;Adamo muoversi sotto il grilletto, su e gi\u00f9. \u201cSe quello stronzo fosse onnisciente, onnipotente e sai che altro, come ci avete raccontato per secoli, non dovrebbe sconfiggerlo il male? E invece niente, un cazzo, Dio non esiste, e se esiste \u00e8 uno stronzo\u201d. Allora la donna lanci\u00f2 un grido, e con un movimento improvviso cerc\u00f2 di avventarsi sull&#8217;arma di Luca, gli occhi fuori dalle orbite. I tre colpi di fucile risuonarono all&#8217;unisono. \u201cAltri quattro in meno\u201d, disse Giacomo quando la nuvola di fumo si fu diradata, \u201cdi questo passo tra qualche mese non ne sar\u00e0 rimasto nessuno\u201d. Marito e moglie giacevano l\u2019uno sull\u2019altra, con la testa crivellata dai proiettili. In mezzo a loro, con un rivolo di sangue che sgorgava dal costato, il corpicino del neonato.\u00a0 Luca e Michele aiutarono Giacomo a stendersi sul pagliericcio in fondo alla stanza, con la gamba ancora sanguinante. Accesero la stufa e si dedicarono alla preparazione della cena. Mangiarono felici come poche volte negli ultimi giorni, con l\u2019odore della polvere da sparo che aleggiava ancora tra i muri, a ricordargli che erano loro a essere ancora vivi. Dopo essersi rifocillati, si soffermarono sui cadaveri. A parte il prete, gli altri indossavano tuniche di cotone leggero, sandali di cuoio ai piedi, e non avevano nessun documento con loro, sembravano apparsi dal nulla. Presero i corpi e, sollevandoli per gambe e braccia, li spostarono nel giardino sul retro; l\u00ec, legato ad un albero, trovarono un asino sellato, due sacchi di cibo, e un lungo bastone nodoso. \u201cBingo\u201d, esult\u00f2 Luca, \u201cdomani niente razioni di emergenza\u201d. La tempesta si era ormai placata, la luna era alta in cielo. Guardando verso sud, in direzione della capitale, i tre videro le luci di Roma. Sopra il capanno, proprio mentre stava per rientrare a scaldarsi, Michele vide una grande palla di luce, che risplendeva sul tetto, tracciando una spessa scia luminosa dietro di s\u00e9. Che strana stella cadente, pens\u00f2, pare la fine del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Eugenio Manuelli<\/strong> <br>eugeniomanuelli.studia@mohole.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notte era luminosa, e i tre arrancavano nella tempesta. Avvolti nelle mimetiche, i fucili a tracolla, la radiolina ormai scarica. 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