{"id":106,"date":"2022-04-21T15:27:13","date_gmt":"2022-04-21T15:27:13","guid":{"rendered":"https:\/\/people.mohole.it\/ifantastici\/?p=106"},"modified":"2022-04-21T15:27:13","modified_gmt":"2022-04-21T15:27:13","slug":"ratt-hall","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/people.mohole.it\/ifantastici\/ratt-hall\/","title":{"rendered":"RATT HALL"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Vedeva la gente scappare, non voleva essere presa anche lei. Si trovava in un palazzo di dodici piani a Ratt Hall, la cittadina dove tutto ebbe inizio. Era sul tetto e guardava gi\u00f9 con la speranza di non diventare come loro.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u00abPiuttosto che trasformarmi mi butto\u00bb, pens\u00f2.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Guardava continuamente in giro, soprattutto a terra.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u00ab\u00c8 da l\u00ec che potrebbero arrivare,\u00bb pens\u00f2, \u00absolo da l\u00ec.\u00bb&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ogni tanto guardava la strada, ma lo scenario non cambiava, c\u2019erano sempre persone che urlavano e correvano. Riusciva malapena a dormire. Appena chiudeva occhio gli incubi si impossessavano di lei. Passarono giorni, settimane, forse mesi, non lo sapeva. L\u2019unica cosa di cui forse era consapevole \u00e8 che mentalmente stava cedendo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In una di quelle lunghe serate in cui stava mangiando insetti, cercando di sopravvivere come poteva, le apparve davanti suo nonno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u00abTi ho trovata, nipotina.\u00bb Corse ad abbracciarlo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019odore di muffa, feci e urina che ogni giorno le tormentavano il naso per un attimo scomparvero. I rumori si fecero muti e i pensieri che aleggiavano nella sua mente sparirono. Cominci\u00f2 a piovere. Il tintinnio metallico delle gocce che cadevano dentro i secchi che usava per raccogliere la pioggia cominciava a farsi sempre pi\u00f9 forte ogni secondo che passava.&nbsp; Lei non aveva ancora mollato la presa di quell\u2019abbraccio. Era assorta da quel momento. Una volta finito quel gesto d\u2019affetto e aver guardato di nuovo in faccia suo nonno, url\u00f2. Dallo spavento perse l\u2019equilibrio e cadde, sbattendo la schiena su un palo d\u2019acciaio che fungeva da parapetto. Dopo un attimo di intontimento vide suo nonno che le si avvicinava, lentamente, rassicurandola che sarebbe stata una cosa di pochi secondi, che non avrebbe provato alcun dolore, nulla.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u00abAnche tu nonno? Anche tu?\u00bb, pens\u00f2.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La pioggia divenne temporale. Il lampo dei fulmini la accecarono. Pochi secondi dopo sent\u00ec il rombo dei tuoni. Chiuse gli occhi. Non poteva credere a ci\u00f2 che aveva visto. Una volta riaperti, per\u00f2, suo nonno era sparito.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Le visioni, dopo quella sera, non si manifestarono pi\u00f9, o almeno, furono meno intense, fino a quando, una mattina, mentre si aggirava su quel tetto, sent\u00ec un verso. Si gir\u00f2 e vide poco distante da lei un topo. Non si capacitava di come fosse riuscito ad arrivare fin l\u00ec.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u00ab\u00c8 un\u2019altra visione.\u00bb, pens\u00f2.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il ratto si stava avvicinando, piano piano. Lei incominci\u00f2 a fare un passo indietro e a incitare inutilmente l\u2019animale a non muoversi, quando, all\u2019improvviso, incominci\u00f2 ad aumentare la velocit\u00e0. Stammi lontano, stammi lontano, url\u00f2, ma era quasi arrivato vicino ai suoi piedi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u00abNon \u00e8 frutto delle mie visioni,\u00bb, pens\u00f2, \u00ab\u00e8 reale.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il topo la morse e, urlando dal dolore, fece l\u2019ennesimo passo indietro e si ritrov\u00f2 sull\u2019orlo del tetto. Decise di buttarsi. Non voglio vivere come uno stupido topo, disse. Furono le sue ultime parole.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A Ratt Hall, questi, sono episodi che avvenivano giornalmente da quando, mio padre, fall\u00ec un esperimento. Quel giorno cambi\u00f2 ogni cosa, tutti i canali davano solo una notizia: \u201cPersone mutano in topi\u201d. Questo \u00e8 ci\u00f2 che per mesi venne trasmesso dalla televisione. Ogni aggiornamento, ogni precauzione, ogni teoria era messa in onda ventiquattro ore su ventiquattro. Sembrava che il mondo si fosse fermato, o peggio, che stesse tornando al suo stato primordiale, il crollo della vita. \u00c8 cos\u00ec che in tv lo definivano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le persone furono colpite da un\u2019isteria di massa. Le strade si riempirono di gente che urlava e correva senza una meta. I supermercati furono i primi a essere presi di mira. Venivano saccheggiati fino a quando non rimaneva pi\u00f9 nulla. Anche le stazioni di servizio furono svuotate fino all\u2019ultima goccia. Le tangenziali e le autostrade si riempirono di macchine. File che duravano anche giorni pur di scappare da quell\u2019inferno, ma non tutti ci riuscirono, anzi, solo una minima parte. I topi entrarono dai tubi di scappamento e dalle vie di areazione per poi mordere i malcapitati e trasformarli in roditori.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo dieci anni quando accadde. Era una mattina come un\u2019altra. Mi svegliai di soprassalto perch\u00e9 sentii dei rumori in casa. Erano le quattro di mattina, lo vidi dalla sveglia posta sul comodino. Mi alzai. Aprii la porta. Uscii dalla stanza. Guardai a destra e a sinistra. Non vidi niente. Accesi la luce. Al piano di sotto c\u2019era mio padre che farfugliava qualcosa, non riuscii a capire. Vidi solo una scatola di legno poggiata sul tavolo. Ritornai a dormire. Quella stessa mattina la sveglia suon\u00f2 circa quattro ore dopo. Mi alzai. La scatola di legno era sopra alla mia scrivania, ma non ci feci troppo caso. Mi lavai i denti. Mi vestii. Presi la cartella, ma in quell\u2019attimo pensai che c\u2019era qualcosa che non andava. Mi domandai perch\u00e9 mia mamma non mi aveva preparato la merenda. Andai verso camera dei miei genitori. Aprii la porta. Loro non c\u2019erano. Girai per tutta casa, erano spariti. Anche mia sorella non c\u2019era. Uscii e una volta fuori, il caos. Gente che scappava, gente che urlava di correre via. Impaurito rientrai in casa e di impulso accesi la televisione. Tutti i canali davano solo una notizia: \u201cCaos a Ratt Hall. Invasione di topi\u201d. Il presentatore del canale non fece tempo a finire la trasmissione che si trasform\u00f2 in un ratto in diretta tv. Scioccato spensi la tele. Provai a chiamare mio padre. Non rispose. Riprovai. Ancora una volta c\u2019era la segreteria. Salii in camera. Mi sdraiai sul letto. Ero confuso. Il mio sguardo cadde su quella scatola di legno. Mi alzai. La presi e l\u2019aprii. Dentro, un foglio. Era firmato \u201cpap\u00e0\u201d. Incominciai a leggere le prime parole di quella lettera:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cHo fallito, scusa figlio, ho fallito.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel giorno sono passati dodici anni. I topi hanno continuato a trasformare le persone in altri topi e ora viviamo in bunker sotterranei collegati tra loro tramite gallerie. Il Mondo di Sopra, come lo chiamiamo comunemente, \u00e8 inabitabile. Col passare degli anni \u00e8 nata una colonia, la colonia sotterranea. Sono nati anche tre diversi gruppi: il gruppo di caccia, formato da persone agili e forti col compito di proteggere il gruppo provviste che \u00e8 costituito per lo pi\u00f9 da ragazzi e ragazze con meno di vent\u2019anni. Sotto la protezione del gruppo di caccia sono scortati nel Mondo di Sopra per raccogliere pi\u00f9 approvvigionamenti possibili. Per ultimo, ma non per importanza (come vogliono spesso sottolineare loro), il gruppo gerarchico, costituito dagli intellettuali. Diramano leggi e gestiscono la politica interna dell\u2019intera colonia.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, ora, sono in stato di prigionia. Le celle sono meglio di quelle delle carceri del Mondo di Sopra, o almeno, \u00e8 quello che mi racconta sempre Buck, il mio compagno di cella. \u00c8 un uomo alto, robusto ma agile, coperto di tatuaggi su tutto il corpo. L\u2019ho conosciuto nei primi anni di spedizione, fu lui a salvarmi la vita uno di quei giorni, faceva parte del gruppo di caccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava essere un giorno tranquillo. Io e il mio gruppo eravamo in un supermercato. L\u2019odore di marcio e di morte sembrava riempire ogni angolo di quel posto, ma di topi nemmeno l\u2019ombra. Avevamo raccolto tutto il necessario, cibo in scatola, acqua sigillata in bottiglie di plastica e dei nastri adesivi, ma vidi in un\u2019ala del supermercato del cioccolato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u00ab\u00c8 da tanto che non lo mangio\u00bb, pensai.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un attimo di esitazione decisi che dovevo prenderlo. Mi avvicinai. Guardai che non ci fosse nessun topo. Mi precipitai verso il bancone. Presi la barretta. La misi in tasca. Riguardai il bancone per prenderne un\u2019altra. In quel momento vidi che spuntava, dove prima c\u2019era la barretta che avevo preso, la testa di un topo. Mi misi a correre e gridare pericolo. I miei compagni iniziarono a scappare. Inciampai. Mi girai e vidi che il topo stava per arrivare. Mi rialzai. Feci un passo. Provai una fitta alla caviglia. Caddi di nuovo. Il topo ormai era quasi vicino a me. Pensai che fosse la fine. Chiusi gli occhi. Sentii un forte rumore metallico e del liquido in faccia. Riaprii gli occhi. Davanti a me, un omone. In mano aveva una pala sporca di sangue.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi anni della colonia ho partecipato attivamente a spedizioni di questo tipo, all\u2019esterno, fino a quando mi incarcerarono. Mi diedero la colpa per gli errori che fece mio padre. Nella lettera che mi lasci\u00f2, infatti, c\u2019era il motivo per cui il mondo \u00e8 nel suo stato attuale, per cui siamo diventati, allegoricamente e letteralmente, noi stessi i topi. La lettera continuava cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cDa quando ho scoperto che hai il cancro ho provato di tutto per trovare una cura. Iniziai a somministrare vari enzimi creati da me su dei semplici topi. Da un giorno all\u2019altro, per\u00f2, tutto degener\u00f2. La mia intera troupe di scienziati si trasform\u00f2 in ratti. Riuscii a insabbiare tutto, ma non mi resi conto che ormai era troppo tardi. Questa nuova malattia si \u00e8 gi\u00e0 diffusa in tutta la citt\u00e0 e chiunque venga morso da un topo si trasforma esso stesso in topo.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Rimasi scioccato per mesi, forse anni, ma non l\u2019ho mai voluto ammettere a me stesso. Provai a non pensarci fino a quando non mi import\u00f2 pi\u00f9 nulla. Tutt\u2019ora non so che fine abbia fatto la mia famiglia, incluso mio padre, ma non mi interessa pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u00abChe si fotta\u00bb, penso ogni volta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 per colpa sua se sono qui, in questa cella, da quando dopo una spedizione mi misero spalle al muro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero con Buck, ormai era diventato la mia guardia del corpo. Eravamo appena tornati nel bunker quando otto persone del gruppo di caccia, sotto l\u2019ordine del gruppo gerarchico, mi accerchiarono. Buck cerc\u00f2 di difendermi, tir\u00f2 un pugno a uno di loro. Gli altri si avventarono subito su di lui. Venne ammanettato per poi esser rinchiuso nel carcere senza essere processato. Chiunque vada contro il gruppo gerarchico viene etichettato come eretico, quindi, viene messo dietro alle sbarre. Ammanettarono anche a me per poi condurmi nella Sala Nera. La Sala Nera era un piccolo scantinato dove passava poca luce, c\u2019era solo qualche buco per far entrare l\u2019aria. L\u00ec venivano condotti tutti gli imputati per poi esser interrogati da un esponente del gruppo gerarchico. A me fece solo qualche domanda, cercai di capire perch\u00e9 mi avessero arrestato ma non rispose. Prima di esser condotto in cella mi disse: \u201cnoi sappiamo\u201d. Non capii a cosa si riferisse fino a quando, quella sera, in cella, sentii delle guardie parlare. Stavano farfugliando qualcosa. Riuscii a capire solo parte del discorso. Stavano parlando di una lettera. Sentii anche il nome di mio padre. Capii che mi avevano incarcerato per i suoi errori e che fino al mio ultimo respiro avrei dovuto pagarli al suo posto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nicola Marchesin<\/strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 nicolamarchesin.studia@mohole.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vedeva la gente scappare, non voleva essere presa anche lei. Si trovava in un palazzo di dodici piani a Ratt Hall, la cittadina dove tutto ebbe inizio. 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