{"id":110,"date":"2022-04-21T15:33:18","date_gmt":"2022-04-21T15:33:18","guid":{"rendered":"https:\/\/people.mohole.it\/ifantastici\/?p=110"},"modified":"2022-04-21T15:33:18","modified_gmt":"2022-04-21T15:33:18","slug":"signor-muschio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/people.mohole.it\/ifantastici\/signor-muschio\/","title":{"rendered":"Signor Muschio"},"content":{"rendered":"\n<p>Andavo sempre l\u00ec in vacanza, nella nostra piccola casa in legno in un paese vicino a Holland. La scuola era finita e mi aspettavano i folti alberi che coprivano i raggi del sole e l\u2019odore della torta di ciliegie di nonna. Ma soprattutto, c\u2019era John. Ci scrivevamo ogni tanto durante l\u2019anno, ma l\u2019estate era l\u2019unico momento in cui ne ero soddisfatto. Non conoscevo la sua famiglia, non ne parlava mai. Lo riuscivo a incontrare sempre nello stesso posto, davanti a quell\u2019alimentari in cerca di una nuova avventura. Durante l\u2019anno non riuscivo a cogliere la bellezza che mi circondava, ma con lui anche un piccolo formicaio diventava una miniera d\u2019oro. Mi insegn\u00f2 ad andare in bici, rubavamo il tabacco e ce lo masticavamo in riva al lago, con i piedi a mollo nell\u2019acqua gelata. Ma la cosa che riempiva di pi\u00f9 le nostre giornate era collezionare le figurine di baseball; adesso non ricordo l\u2019annata in particolare, ma in quel preciso periodo ci mancava davvero poco a concludere l\u2019album. Molte delle figurine le avevamo procurate dai ragazzini del paese, ignari della qualit\u00e0 del nostro baratto. Altre rubate al solito alimentari che, ogni tanto, si riforniva di buste. John se ne procur\u00f2 molte anche facendo a botte con i ragazzi pi\u00f9 grandi; era un mostro, durante tutte quelle estati non l\u2019ho mai visto fermarsi davanti a nulla. L\u2019album era quasi completo, quella volta ci eravamo soffermati di pi\u00f9 anche perch\u00e9 non eravamo mai arrivati cos\u00ec vicini al concluderlo. Scorrevamo le pagine in cerca di un errore, di qualche buco che avrebbe messo a repentaglio i nostri pochi risparmi. Nella quinta pagina comparse; non ricordo esattamente chi fosse, era un esterno destro insignificante. A John non andava gi\u00f9 che una nullit\u00e0 del genere avesse interrotto il suo cammino a un passo dal traguardo. Andammo a finire le ultime buste rimaste nell\u2019alimentari, interrogammo ogni ragazzino per il ritrovamento di quella figurina, con le buone e delle volte anche con le cattive. Io ero l\u00ec con lui ogni volta; lo guardavo e non fiatavo, la mia presenza era di troppo nella sua ricerca, sarei stato un intralcio. Fu la prima volta che lo vidi crollare, lo ricorder\u00f2 per sempre quel giorno. Ci salutammo quella sera, prima del tramonto; spar\u00ec verso il bosco senza lasciare una traccia e non lo incontrai per numerosi giorni. Pi\u00f9 volte lo cercai al solito posto, ma sembrava fosse scomparso, sconfitto dalla sua stessa impresa.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la gita al lago con i miei, un pomeriggio passai vicino all\u2019alimentari per controllare un eventuale arrivo di buste nuove, quando, alla cabina telefonica l\u00ec fuori, lo vidi; era in piedi su una scatola per raggiungere la cornetta con al suo fianco un secchiello pieno di monete e l\u2019enorme elenco telefonico aperto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe stai facendo?\u201d, chiesi con tono sorpreso. Ero felice di vedere John con la sua solita energia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDove le hai prese tutte queste monete?\u201d. Mise una mano sulla cornetta per non farsi sentire e mi guard\u00f2 frettoloso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cStai un attimo zitto, sto cercando di lavorare qui\u201d. Facevo fatica a comprendere le sue parole, non sapevo neanche chi ci fosse dall\u2019altra parte del telefono, e di quelle monetine non voleva proprio accennare nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCosa stai facendo? Con chi parli?\u201d, chiesi in modo insistente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTi ho mai deluso? No, non credo proprio\u201d, tolse la mano e riprese la chiamata.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sapevo chi ci fosse dall\u2019altra parte, ma le sue parole erano serie, un discorso da adulti che uscito dalla sua bocca faceva impressione. Continuava a mettere gi\u00f9 e inserire monetine, come gli zombi alle slot del bar vicino all\u2019alimentari. Chiudeva e riapriva chiamate come in un call center, non sai mai cosa stanno per venderti ma non mollano mai quel dannato telefono, neanche con una pistola puntata alla tempia. Era tutto il pomeriggio che supplicavo John di dirmi cosa stesse facendo, ma non smetteva di ricaricare quel telefono e zittirmi a ogni tentativo. Me ne stavo seduto, fuori dalla cabina, a osservare le auto passare; dopo ore una mano mi tocc\u00f2 la spalla, avevo gli occhi pesanti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSveglia, sveglia\u201d, era John con l\u2019album di figure aperto tra le mani, indicando lo spazio mancante. \u201cHo trovato il nostro esterno, \u00e8 stato difficile ma un negozio non lontano da qui ne ha un centinaio di copie a un prezzo stracciato\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quanta ironia, pensai. \u201cDove si trova esattamente?\u201d, dissi strizzandomi gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>John borbott\u00f2 qualcosa, non sentii e glielo feci ripetere: \u201cLudington\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLudington? Non arriveremo mai fin laggi\u00f9, sei impazzito?\u201d, dissi mentre guardavo il suo volto raggiante. Tutto sommato erano tre ore di macchina da dove ci trovavamo noi, per\u00f2 allora per noi era una vera e propria avventura.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome pensi di arrivarci?\u201d, continuavo a ripeterlo anche se in cuor mio sapevo che John non mi avrebbe deluso, era sempre dieci passi avanti a me. Inizi\u00f2 la spiegazione del piano; saremmo partiti la mattina seguente all\u2019alba, un semplice autostop fuori citt\u00e0 ci avrebbe portato a Ludington fino al negozio di figurine e con un secondo passaggio saremmo tornati indietro entro la fine della giornata, nessuno se ne sarebbe accorto. Suonava come un piano plausibile, d\u2019altronde tra le due citt\u00e0 c\u2019era una grande circolazione e qualcuno ci avrebbe caricato prima o poi. L\u2019unica differenza tra me e lui era la preoccupazione; se i miei l\u2019avessero scoperto mi sarei ritrovato relegato in qualche istituto, mentre John era sempre pi\u00f9 lontano dalla sua visione di casa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina seguente era tutto in regola, mi ero preparato la sera prima dall\u2019agitazione; un piccolo zaino comodo, numerosi snack per il viaggio e qualche soldo tenuto da parte in un calzino. Uscii di casa con i primi raggi del sole e mi diressi al punto di incontro passando per i prati umidi dal freddo notturno. John era puntuale davanti all\u2019uscita del paese: \u201cSei pronto? Da qui faremo un\u2019oretta a piedi, poi cominceremo a chiedere i passaggi, e con un po\u2019 di fortuna prima di pranzo saremo l\u00ec\u201d. A posteriori quella frase era ridicola, ma al tempo non stavo pi\u00f9 nella pelle. John stava dando il massimo di s\u00e9 e io ero al suo fianco, a godermi quella bellezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Parlavamo tutto il tempo, mi raccontava di come in futuro sarebbe diventato un esperto dell\u2019oriente, una terra piena di fascino e di cultura; per lui gli Stati Uniti erano un paese piccolo, con una misera storia di neanche duecento anni, e voleva approfondire culture millenarie per soddisfare la sua sete di conoscenza. Non si parlava mai di argomenti attuali, le nostre famiglie, la nostra scuola; durante l\u2019estate erano parole proibite. Dopo aver superato i numerosi boschi che circondavano il nostro piccolo paese, arrivammo sulla grande autostrada che percorreva l\u2019intero stato. L\u2019asfalto ruvido e bianco sembrava infinito, un orizzonte senza fine dove minuscole automobili comparivano e scomparivano. Rimasi un attimo inerme di fronte a questa vasta spianata, non ero mai stato qui con le mie gambe.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDai muoviti, manca poco al benzinaio\u201d, url\u00f2 John che si era gi\u00e0 incamminato, sembrava a suo agio qui, in mezzo al niente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivammo alla stazione di servizio pi\u00f9 vicina, era un buco con due pompe e una piccola casetta dove l\u2019addetto serviva il caff\u00e8 a poveri automobilisti o camionisti che incappavano in quel luogo dimenticato da Dio. C\u2019erano numerose macchine parcheggiate fuori a cuocere sotto al sole. Noi ci riposammo all\u2019ombra dell\u2019edificio, bevendo acqua dalle nostre borracce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAllora sei pronto?\u201d, John mise a posto lo zaino ed entr\u00f2 nel locale in cerca di un passaggio. A me tremavano le gambe, a malapena riuscivo ad aprire bocca. Mi avvicinai a un signore, era molto robusto, la camicia a quadri e il cappello di una marca di gomme; \u00e8 sicuramente un camionista, pensai.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cScusi, signore\u201d, dissi balbettando\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe c\u2019\u00e8?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla sua risposta mi ammutolii, la sua voce profonda aveva sconfitto tutti i miei intenti. John mi prese per la spalla e mi trascin\u00f2 via: \u201cMa sei impazzito? Quelli come lui ci mangiano, bisogna essere scaltri. Vedi quello l\u00ec? Quello sar\u00e0 il nostro passaggio\u201d. Indicava un signore sulla quarantina, una camicia azzurra abbottonata fino all\u2019ultimo e degli occhiali squadrati. Leggeva il giornale e sorseggiava una tazza di caff\u00e8 bollente, anche troppo per il caldo estivo. \u00c8 sicuramente un turista, pensai, mentre osservavo le sue scarpe lucide, minimamente toccate dallo sporco di quella autostrada polverosa. La mia analisi venne interrotta da John, che and\u00f2 senza esitare da lui. Gli fece vedere la mappa e gli spieg\u00f2 della nostra meta, fu una conversazione veloce. Mentre gli parlava, indicava anche me, facevo parte del suo piano e mi spinse ad avvicinarmi. Il signore mi guard\u00f2 incuriosito, aveva uno sguardo mite, ma molto rassicurante; l\u2019avrei definito come un piccolo cespuglio di muschio, fresco e innocuo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto, non ci sono problemi. Devo andare anche io a Ludington\u201d, disse il signore. Il nostro entusiasmo era alle stelle, da l\u00ec in poi sarebbe stato una passeggiata. Fin\u00ec il suo caff\u00e8 in un sorso, pos\u00f2 il giornale sul bancone e pag\u00f2 frettolosamente con alcuni spiccioli che aveva nella tasca dei pantaloni. Io avevo ancora dei timori, ma la sicurezza di John sul suo volto mi rassicurava, lui non si sbagliava mai. Usciti dal posto andammo nel parcheggio e ci indic\u00f2 la sua macchina; era una Mercedes nera, sedili in pelle, finestrini oscurati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe bella macchina!\u201d, dissi stupito, era magnifica, il sogno di ogni bambino come me, troppo confinato dai piccoli paesi per pensare di vederne una.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFaccio l\u2019autista a Chicago, sono qui di passaggio per un lavoro importante\u201d. Ovviamente non stavamo neanche a sentire le sue chiacchiere e salimmo a bordo: io mi misi dietro, non volevo aprire bocca durante il viaggio, mentre John era gi\u00e0 davanti a commentare ogni particolare degli interni. Il signore, che ora non ricordo come si chiama, direi signor muschio al momento, si stamp\u00f2 un sorriso in volto, fiero della sua vettura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mise la freccia ed entrammo in quella distesa bianca senza fine. Il sole picchiava forte e ormai pregustavo il sapore di quella figurina, di quello spazio finalmente riempito. L\u00ec davanti non smettevano di parlare, John voleva sapere tutto sul lavoro del signor muschio; lo sguardo era illuminato come quello di un figlio che gioca la prima volta a baseball con il padre; non l\u2019avevo mai visto cos\u00ec. Io mi limitavo a guardare fuori dal finestrino, in attesa che quelle due ore passassero. Le chiacchiere erano numerose, cos\u00ec decisi di chiudere gli occhi e pregare che finissero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di colpo li aprii, John mi agitava la gamba con una mano: \u201cSveglia, sveglia, c\u2019\u00e8 la polizia\u201d. Non capivo molto di quello che stesse succedendo; il signor muschio era in piedi a parlare con due agenti vicino alla loro auto, mentre noi eravamo rimasti chiusi qua, senza vie di fuga.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe facciamo? Cosa succede?\u201d, iniziai a perdere il fiato. Non riuscivo a stare fermo, un uccellino in gabbia. Mi arriv\u00f2 un ceffone organizzativo: \u201cDevi calmarti, ho un piano\u201d. John, guardandosi alle spalle, pass\u00f2 al posto del guidatore. Caric\u00f2 l\u2019acceleratore di forza, le mani serrate sulla pelle del volante e il finestrino abbassato: \u201cAddio!\u201d. L\u2019ultima cosa che vidi furono il signor muschio con le manette ai polsi e uno dei due agenti giratosi di scatto. Loro invece videro due ragazzini alla guida di un\u2019auto schizzare via. John era un asso al volante: \u201cMe l\u2019ha insegnato mio padre quando avevo sei anni\u201d, disse guardandomi con un sorriso spiaccicato, era la prima volta che lo nominava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alle porte di Ludington c\u2019erano disseminati numerosi posti di blocco; avevamo tra le mani l\u2019auto di un pesce grosso. Arrivati fin l\u00ec per\u00f2, non potevamo pi\u00f9 tornare indietro. Girammo le poche vie del piccolo comune, nascondendoci nel traffico, e in pochi attimi ci trovammo al fatidico negozio; una catapecchia che tirava avanti con figurine di baseball talmente comuni da essere introvabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEccoci, la missione \u00e8 conclusa\u201d, dissi guardando John. Lui non mi ricambi\u00f2 lo sguardo ed entr\u00f2 con i soldi in mano. Dentro il locale era il negozio pi\u00f9 comune, con i clienti pi\u00f9 comuni e il commesso pi\u00f9 comune. La faccenda non fu entusiasmante come sperammo, nessun tesoro del tempio alla Indiana Jones, nessuna botola nascosta alla David Copperfield, solo un semplice scambio di denaro per una misera figurina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTutto qui?\u201d, disse John con l\u2019esterno destro in mano. Avevamo riempito quel vuoto, ma non ci sembrava che fosse la fine. Eravamo in una citt\u00e0 sconosciuta in ritardo sulla tabella di marcia. Iniziammo a correre per la noia e decidemmo di raggiungere l\u2019auto; era completamente circondata dalla polizia, gli agenti intorno mostravano fotografie con le nostre facce e uno di loro si accorse di noi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCorri!\u201d, url\u00f2 John mentre avevo gi\u00e0 cominciato a dirigermi dall\u2019altra parte. Tre uomini iniziarono a seguirci per le vie trafficate di Ludington; schivavamo le persone come birilli mentre ci urlavano di fermarci. Le mie gambe stavano cedendo, il mio fiato era incontrollabile, ma loro non si sarebbero arresi. Trovammo un mercato e ci infilammo sotto una bancarella del fruttivendolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo un piano, non ti preoccupare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon ce la faccio pi\u00f9 con i tuoi piani. Ti ho seguito fino a qui e ora siamo ricercati, non ho pi\u00f9 intenzione di ascoltarti\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Smise di parlare, il suo sguardo croll\u00f2. Ancora oggi non so cosa gli successe, ma da quel momento le cose cambiarono. Senza preavviso usc\u00ec dal nostro nascondiglio e inizi\u00f2 a correre, attirando l\u2019attenzione degli agenti. Io proseguii poco dopo, non sapevo cosa avesse in mente. Stavo percorrendo la strada a ritroso fino alla macchina nera e lo vidi, senza voltarsi, sfrecciare per le vie inseguito da due volanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel momento non ricordo molto; fui catturato, mi portarono in commissariato e l\u00ec rincontrai John, nella cella con gli adulti, una mosca tra le rane. Mio padre entr\u00f2 con lo sguardo pietrificato, era in tono con il muro grigio della sala d\u2019attesa. Mi disse di stare lontano da quel criminale, un ragazzino cresciuto da disadattati, emarginati, che gridavano al complotto dello stato e si erano rifugiati nel nulla. \u201cPovero bambino\u201d, diceva mio padre nel vederlo dietro le sbarre, una vittima dei genitori. Per me era solo un uccellino con un paio di ali nuove, chiuso in una gabbia troppo stretta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non lo vidi pi\u00f9 da quel giorno e ogni estate lo aspettavo sempre l\u00ec, davanti a quell\u2019alimentari. Speravo che ricomparisse con qualche album nuovo di figurine o nuovi aneddoti sull\u2019Asia. Chiss\u00e0 se, alla fine, \u00e8 riuscito ad arrivarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Crescendo ho smesso di frequentare quel villaggio e iniziai a viaggiare il mondo; abbandonai quelle sbarre che John aveva mandato in frantumi da tempo; era evaso e l\u2019unico ad averlo seguito ero io.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, dopo molti anni, sono tornato qui, nel piccolo paese vicino a Holland. I miei hanno deciso di vendere la casa definitivamente e quindi sono venuto a salutare per l\u2019ultima volta. Ci sono molti momenti che mi hanno segnato tra queste pareti in legno, e tanti attimi in queste strade mal asfaltate che sono ancora cicatrizzati sulla mia pelle. Passando davanti all\u2019alimentari ricordo ancora quelle figurine, le risse, i furti di caramelle; eravamo in cima al mondo del piccolo paese del lago Mitchigan. Un forte rumore spezza le mie memorie, \u00e8 quella dannata cabina; non riesco a dimenticare quel forziere pieno di monetine luccicanti. Non vedo nessuno in circolazione, mi guardo intorno e sembra che ogni passante sia scomparso. Mi avvicino alla cornetta e la alzo, pronunciando poche parole: \u201cTi ho mai deluso? No, non credo proprio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pietro Mella Bitti<\/strong> <br>pietromella.studia@mohole.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andavo sempre l\u00ec in vacanza, nella nostra piccola casa in legno in un paese vicino a Holland. La scuola era finita e mi aspettavano i folti alberi che coprivano i raggi del sole e l\u2019odore della torta di ciliegie di nonna. Ma soprattutto, c\u2019era John. 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