{"id":122,"date":"2022-04-21T17:20:36","date_gmt":"2022-04-21T17:20:36","guid":{"rendered":"https:\/\/people.mohole.it\/ifantastici\/?p=122"},"modified":"2022-04-21T17:20:36","modified_gmt":"2022-04-21T17:20:36","slug":"caffe-bruciato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/people.mohole.it\/ifantastici\/caffe-bruciato\/","title":{"rendered":"CAFF\u00c8 BRUCIATO"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019odore di caff\u00e8 bruciato gli pizzica il naso. Si passa una mano sul volto, stropicciandosi gli occhi e&nbsp; aspettando qualche secondo prima di riaprirli. Nonostante la finestrella sia coperta&nbsp; dall\u2019attaccapanni, la luce che entra \u00e8 fastidiosa e gli ci vogliono parecchi secondi per farci&nbsp; l\u2019abitudine. Si alza dal divano polveroso, lasciando la sua figura sul cuscino. Cammina goffo fino&nbsp; alla porta, ancora intontito dal suo solito riposino della pausa pranzo. Afferra il grembiule che ha&nbsp; lanciato mezzora prima sul tavolo cosparso di bottiglie e mozziconi di sigarette, e torna verso il&nbsp; salone. L\u2019odore di caff\u00e8 bruciato si fa sempre pi\u00f9 forte e a Charlie inizia a dare fastidio. Possibile&nbsp; che non lo sentano gli altri? si chiede. Sbuffa, fa qualche passo mentre si allaccia il grembiule dietro&nbsp; la schiena, poi cerca di stirare le pieghe con la mano; \u00e8 pieno di macchie di ketchup e si ripromette&nbsp; di metterlo a lavare quella sera stessa. Appoggia il palmo sulla porta, spostandoci tutto il suo peso&nbsp; per aprirla e lasciarsela chiudere alle spalle. Poi alza gli occhi sul bancone. Rimane immobile. Il&nbsp; respiro gli si blocca. Non riesce a muoversi. Non riesce a pensare. Vorrebbe urlare, ma la sua voce&nbsp; sembra essersi nascosta per la paura. Non riesce a spostare gli occhi da Lea.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBene, vado a prendermi la mia meritata pausa\u201d le aveva detto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn pausa pranzo dovresti mangiare, lo sai vero?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon ho fame.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon avevo dubbi. Vai a farti una breve dormita quindi?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome sempre. Ci vediamo tra una mezz\u2019oretta. Fammi il favore di non bruciarmi il locale mentre&nbsp; sono di l\u00e0.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUh?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl caff\u00e8 Lea. Si sta bruciando, ne sento l\u2019odore fin qui.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il caff\u00e8. Sposta lo sguardo verso la moka. Il caff\u00e8 \u00e8 uscito e si \u00e8 appropriato dei fornelli. Charlie fa&nbsp; uno scatto verso la caffettiera e la prende. La mano inizia a fargli male. Molla la presa sopra il&nbsp; lavandino, lasciando cadere la moka nell\u2019acqua sporca con un tonfo sordo che gli fa schizzare la&nbsp; schiuma sul grembiule. Si guarda la mano. La sente pulsare e per qualche secondo il suo cervello&nbsp; ripone tutta la sua attenzione sulle chiazze rosse che si stanno formando. Apre il rubinetto e la infila&nbsp; sotto il getto dell\u2019acqua fredda. Chiude gli occhi e si lascia cullare da quella sensazione di sollievo.&nbsp; Poi li riapre, si gira in cerca di un panno con cui avvolgerla, ma si blocca. Il suo sguardo \u00e8 di nuovo&nbsp; fisso su Lea. Le ginocchia piegate e i piedi storti non la sorreggono pi\u00f9. Ora il peso \u00e8 affidato al&nbsp; bancone, dove le braccia sono distese. I capelli biondi le ricadono disordinati sul volto, appoggiato&nbsp; al registratore di cassa. Sulla schiena una chiazza di sangue si \u00e8 allargata fino a raggiungere le&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>spalle. Charlie rimane a guardarla per diversi minuti. La mano a mezz\u2019aria ancora bagnata, da cui si&nbsp; staccano delle gocce che si scontrano con il pavimento, creando una piccola pozza. Si obbliga a fare&nbsp; un respiro profondo. Inspira. Espira. Manda gi\u00f9 il nodo che gli si \u00e8 formato in gola. Mette il piede&nbsp; destro davanti al sinistro. Poi il sinistro davanti al destro. Ripete meccanicamente lo schema nella&nbsp; sua testa. Destro, sinistro, poi di nuovo destro. Arriva a un passo da Lea e si ferma. Gli manca di&nbsp; nuovo il respiro. Concentra tutte le sue energie nel muovere la mano dolorante verso di lei. Sta&nbsp; tremando. Non sa se per il dolore o per la paura. Probabilmente entrambi. Chiude gli occhi e&nbsp; continua ad allungare il braccio. Poi la sua mano tocca la spalla di Lea. Riesce a sentire la lana del&nbsp; suo golf pizzicargli le dita. \u00c8 reale, pensa. Apre gli occhi. Lea \u00e8 davanti a lui, morta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi gli bruciano. Vorrebbe piangere, ma le lacrime non se la sentono di uscire ancora. Fa un&nbsp; respiro profondo. Poi un altro e un altro ancora, sempre pi\u00f9 veloci. Ritrae la mano e se la stringe al&nbsp; petto. Fa qualche passo per allontanarsi da Lea. Col piede urta un oggetto che scivola un po\u2019 pi\u00f9 in&nbsp; l\u00e0. Charlie sussulta a quel rumore improvviso. Si gira lento, abbassa lo sguardo. Una pistola.&nbsp; Charlie si abbassa piano piano. Allontana la mano dal petto e la allunga in direzione dell\u2019arma. La&nbsp; afferra e si rialza. \u00c8 coperta di sangue.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAiuto\u201d sussurra. Poi lo dice di nuovo, urlando. Alza gli occhi sul salone alla ricerca di qualcuno&nbsp; che gli possa dare una mano. Il respiro gli viene di nuovo a mancare. Rimane immobile per qualche&nbsp; secondo. Si appoggia ai fornelli, poi si accascia a terra. Stringe la pistola tra le mani. La guarda e&nbsp; inizia a piangere. Si abbraccia le ginocchia e inizia a dondolarsi, cercando di calmarsi tra un&nbsp; singhiozzo e l\u2019altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon \u00e8 possibile. Non \u00e8 possibile. Non \u00e8 possibile\u201d continua a ripetere con lo sguardo offuscato&nbsp; fisso su Lea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il suono di una campanella gli provoca un sussulto. La porta del bar si \u00e8 aperta. Qualcuno sta&nbsp; entrando. Charlie sta tremando mentre guarda la pistola. La stringe finch\u00e9 le sue nocche non&nbsp; diventano bianche. Appoggia una mano sui fornelli e premedita nella mente tutte le successive&nbsp; mosse. Se \u00e8 tornato quel bastardo, lo faccio fuori, pensa. Anche nei pensieri la voce gli trema.&nbsp; Affida tutto il suo peso al braccio sinistro e solleva il suo corpo debole. Poi con uno scatto punta la&nbsp; pistola verso la porta d\u2019ingresso del locale. La mano rimane a mezz\u2019aria, tremante. Davanti a lui tre&nbsp; ufficiali di polizia. Guarda il primo, poi il secondo e infine il terzo. Poi il suo sguardo viene attratto&nbsp; da delle chiazze rosse sulla porta d\u2019ingresso. Se Lea \u00e8 stata uccisa qui del bancone, come ci sono&nbsp; finite l\u00ec quelle chiazze? pensa. Sente il suo corpo irrigidirsi. Volta meccanicamente la testa prima&nbsp; verso destra, poi verso sinistra. I clienti che poco prima aveva cordialmente servito ora giacevano&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>immobili nelle posizioni pi\u00f9 scomode. Chi con la testa nel piatto, chi accasciato sulla sedia, chi&nbsp; disteso sul pavimento tra le chiazze di sangue. Morti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli ufficiali stanno guardando Charlie preoccupati. Hanno le mani sulle fondine, pronti a estrarre le&nbsp; pistole in caso di necessit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSignore, si calmi adesso. Abbassi l\u2019arma\u201d dice il primo, quello pi\u00f9 a sinistra. Charlie lo guarda dall\u2019alto in basso, chiedendo aiuto con lo sguardo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon c\u2019\u00e8 bisogno di fare ancora del male, noi vogliamo solo scambiare qualche parola con lei. Per&nbsp; favore, abbassi l\u2019arma\u201d ora a parlare \u00e8 stato l\u2019ufficiale pi\u00f9 a destra. Quello al centro ha estratto&nbsp; leggermente la pistola, ma la mano gli trema.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie guarda perplesso l\u2019arma tra le sue mani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPi\u00f9\u2026pi\u00f9 male?\u201d la sua voce \u00e8 un balbettio sussurrato. Il suo sguardo da feroce si fa spaventato.&nbsp; Ricomincia a piangere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon\u2026non sono stato io\u201d dice con un filo di voce. Poi lascia cadere la pistola. Porta le mani sopra&nbsp; la testa. Gli tremano. Le lacrime continuano a bagnargli il volto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon sono stato io!\u201d urla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I poliziotti lo accerchiano, gli abbassano le braccia portandogliele dietro la schiena. Poi gli uniscono&nbsp; le mani con le manette. Non oppone resistenza. Il suo corpo debole viene trascinato attraverso il&nbsp; salone. Passano accanto a Lea. Vorrebbe vomitare. A ogni passo il suo sguardo cade su un nuovo&nbsp; corpo. Oliver \u00e8 disteso accanto a una delle sedie del bancone. Charlie \u00e8 certo avesse ordinato un&nbsp; caff\u00e8 senza zucchero e una brioche rigorosamente vuota, dato che quelle farcite nascondevano il&nbsp; gusto vero dell\u2019impasto a detta sua. Ora la tazzina del caff\u00e8 giace scheggiata accanto al suo corpo&nbsp; esanime. Poco pi\u00f9 in l\u00e0 Daphne \u00e8 ripiegata sul giornale. Voleva sempre che le uova fossero ben&nbsp; cotte e non si faceva scrupoli a rimandarle indietro, ma lo faceva sempre con un sorriso dolce. Quel&nbsp; ricordo gli provoca talmente tanto dolore che Charlie vorrebbe mettersi a urlare. Dalla parte opposta&nbsp; a Daphne, Jack, suo marito. Lui non parlava molto. Si sedeva e ordinava un bicchiere d\u2019acqua solo&nbsp; per tenere compagnia alla moglie e guardarla mentre leggeva il giornale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie rivive quei piccoli frammenti di vita che aveva condiviso con ognuna di quelle persone,&nbsp; anche con coloro che quella mattina si erano fermati per la prima volta a provare una tazza di caff\u00e8&nbsp; fumante. Alza lo sguardo. Vede il suo riflesso nella vetrina del locale, ma gli sembra di vedere una&nbsp; persona completamente diversa. Ha lavorato dodici anni in quel bar. Da quei vetri di solito guardava&nbsp; la vita di strada. Aveva visto passare ladri, macchine della polizia o assistito alla rapina della&nbsp; gioielleria di fronte. Charlie pensava di essere al sicuro dentro al suo piccolo locale. E invece&nbsp; adesso accanto al suo riflesso si specchia quello di molte altre persone, tutte morte.<\/p>\n\n\n\n<p>I poliziotti aprono la porta del bar e lo trascinano fuori fino alla macchina parcheggiata storta&nbsp; davanti al marciapiede. Fanno salire Charlie sul lato posteriore e chiudono la portiera con un tonfo&nbsp; che lo fa sussultare. Ha lo sguardo basso, spento. Continua a chiedersi cos\u2019abbia di speciale rispetto&nbsp; agli altri. Perch\u00e9 io? Perch\u00e9 mi ha risparmiato? Non riesce a trovare una risposta che faccia&nbsp; rallentare il suo cuore. I poliziotti stanno parlando, ma lui non li sente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVai a farti una breve dormita quindi?\u201d la voce di Lea gli riecheggia in testa ed \u00e8 l\u2019unica cosa che&nbsp; riesce a sentire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La macchina si ferma. Charlie viene fatto scendere e condotto nella centrale. Un brusio di voci,&nbsp; telefoni che squillano e passi lo accompagnano finch\u00e9 la porta della sala per gli interrogatori gli si&nbsp; chiude alle spalle. Poi il silenzio. Rimane in piedi, lo sguardo basso fisso sulle sue scarpe. Sono&nbsp; macchiate di sangue.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCharlie O\u2019Neill\u201d a rompere il silenzio \u00e8 l\u2019ufficiale che lo ha accompagnato nella stanza. \u00c8 seduto&nbsp; sulla sedia e sfoglia un fascicolo appoggiato su un tavolo traballante. I loro sguardi si incontrano.&nbsp; \u201cAccomodati pure\u201d continua indicando la sedia dalla parte opposta del tavolo. Fa qualche passo trascinando i piedi e abbandona tutto il suo peso sulla sedia. \u201cVuoi un po\u2019 d\u2019acqua? O magari del caff\u00e8?\u201d gli chiede senza guardarlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scuote la testa senza staccare gli occhi dalle scarpe. Non riesce a ricordare quando se le \u00e8 macchiate&nbsp; di sangue. E soprattutto si chiede se il sangue sia di Lea o di qualcun altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAllora direi che possiamo iniziare\u201d dice mentre estrae un foglio bianco dal fascicolo. Prende una&nbsp; penna che era appoggiata sul tavolo e fa scattare fuori la punta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCharlie, voglio che mi racconti esattamente cosa \u00e8 successo l\u00e0 dentro. Tutto quello che ti ricordi.\u201d Il tono dell\u2019ufficiale lo allarma. Pensa che sia stato io? si chiede. Le mani gli sudano. Quella con cui&nbsp; ha toccato la caffettiera gli fa ancora male.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCharlie?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alza gli occhi sul poliziotto. I suoi occhi lo scrutano da sotto le sopracciglia folte. Charlie sente che&nbsp; lo sta giudicando, che crede sia lui il colpevole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cStavo dormendo\u201d dice con un filo di voce, tenendo gli occhi fissi sull\u2019ufficiale. \u201cCome dici?\u201d Il poliziotto prende in mano la penna e scrive qualcosa sul foglio. \u201cStavo dormendo\u201d ripete.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE poi gli spari ti hanno svegliato?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Effettivamente avrebbero dovuto, pensa. Come ho fatto a non sentirli? Ripensa alla conversazione&nbsp; con Lea e al suo risveglio nella stanzetta comune. Aggrotta le sopracciglia e si sforza di pensare a&nbsp; cosa \u00e8 successo nel mezzo. Non riesce a ricordare come ha raggiunto la saletta. Gli spari poi? Non li&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ha proprio sentiti. Com\u2019\u00e8 possibile? Charlie sfrega le mani tra di loro. Chiude gli occhi. Non riesce&nbsp; pi\u00f9 a distinguere quale sia quella che gli fa male. Il dolore lo percorre tutto e non gli permette di&nbsp; fare pensieri lucidi. Il discorso con Lea. Il risveglio nella saletta. Ma\u2026 nel mezzo?&nbsp; \u201cNon ho sentito gli spari.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sente l\u2019ufficiale muoversi sulla sedia e il rumore della penna che scorre sulla pagina. Continua a&nbsp; tenere gli occhi chiusi, rivivendo l\u2019ultima ora con una rapidit\u00e0 che gli fa venire il mal di stomaco. \u201cPerch\u00e9 non ci dici com\u2019\u00e8 andata veramente?\u201d ha gli occhi chiusi, ma sa che i suoi sono fissi su di&nbsp; lui, li riesce a percepire. \u201cSappiamo che sei stato tu.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A quelle parole Charlie si alza in piedi, spingendo indietro la sedia che va a sbattere contro il muro.&nbsp; Bam. Il rumore di uno sparo gli fa eco nella testa. Poi un altro e un altro ancora. \u201cNon sono stato io.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sente ancora un proiettile, seguito da altri due spari consecutivi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCharlie, abbiamo i video delle telecamere di sicurezza.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon sono stato io.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sente la voce di Lea nella sua testa. Gli sta dicendo che non \u00e8 vero che il caff\u00e8 sta bruciando. Ma lui&nbsp; ne sente l\u2019odore, gli punge le narici e gli da un fastidio tremendo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCharlie perch\u00e9 lo hai fatto?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon sono stato io.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora sta dicendo a Lea che deve togliere la moka dal fuoco se non vuole bruciare il caff\u00e8. Lei&nbsp; continua a dire che non ce n\u2019\u00e8 bisogno, non \u00e8 ancora ora.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e9 hai ucciso tutte quelle persone Charlie?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon sono stato io.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lea gli dice di preoccuparsi solo della pausa pranzo. Che al locale ci pensa lei. \u201cHai sparato a Lea. Poi hai sparato a ognuno degli altri clienti. Perch\u00e9?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie sente le guance diventargli rosse dalla rabbia. Il caff\u00e8 sta bruciando, ma Lea non ne vuole&nbsp; sapere. Ci scherza sopra. Le lacrime gli bagnano il viso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e9?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie apre gli occhi. Le mani gli sudano. D\u00e0 una rapida occhiata alle scarpe macchiate di rosso,&nbsp; poi guarda l\u2019ufficiale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLea aveva bruciato il caff\u00e8.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Teresa Piovesan<\/strong> <br>teresapiovesan.studia@mohole.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019odore di caff\u00e8 bruciato gli pizzica il naso. Si passa una mano sul volto, stropicciandosi gli occhi e&nbsp; aspettando qualche secondo prima di riaprirli. Nonostante la finestrella sia coperta&nbsp; dall\u2019attaccapanni, la luce che entra \u00e8 fastidiosa e gli ci vogliono parecchi secondi per farci&nbsp; l\u2019abitudine. 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