{"id":134,"date":"2022-04-21T17:43:50","date_gmt":"2022-04-21T17:43:50","guid":{"rendered":"https:\/\/people.mohole.it\/ifantastici\/?p=134"},"modified":"2022-04-25T06:58:09","modified_gmt":"2022-04-25T06:58:09","slug":"benvenut%c9%99-a-neon-city","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/people.mohole.it\/ifantastici\/benvenut%c9%99-a-neon-city\/","title":{"rendered":"Benvenut\u018f a Neon City"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Non sento il mio corpo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Apro gli occhi su un soffitto anonimo, non riesco a girare la testa. Respiro e pian piano riprendo consapevolezza. Prima spossatezza, poi dolore si irradiano dalle mie stesse ossa. Non so dove sono.<\/p>\n\n\n\n<p>Sento la cassa toracica accartocciarsi su se stessa, le dita stritolare il lenzuolo, annaspo. Poi da sinistra un bagliore. Intravedo appena una finestra che d\u00e0 su un cielo virante verso il blu. Come se fossero comandate da un unico interruttore, le luci al neon della citt\u00e0 si accendono una dopo l\u2019altra. Mi sembra di essere sospesa in un mare popolato da strane creature fosforescenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Basta questo per ricordare.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio \u00e8 durato tre giorni e mezzo. La rete ferroviaria che un tempo collegava citt\u00e0 piccole e grandi \u00e8 andata per la maggior parte distrutta, e le poche linee rimaste sono in mano alle corporazioni. Assicurarsi un biglietto \u00e8 impossibile se non sei qualcuno. Cos\u00ec sono andata a piedi fino alla vecchia autostrada e ho aspettato uno dei bus sgangherati che attraversano la terra di nessuno un paio di volte al giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando \u00e8 arrivato, il veicolo era gi\u00e0 quasi al completo. Mi sono assicurata uno dei sedili rimasti, il rivestimento liso e sbiadito. Ci sono rimasta ancorata per le ore a seguire, mentre il bus si riempiva sempre pi\u00f9 e l\u2019aria diventava satura di sudore e trepidazione. Ogni tanto sgranocchiavo una delle barrette energetiche plasticose che avevo nello zaino, da cui non mi separavo mai. Durante gli stop, non azzardavo ad assentarmi per pi\u00f9 di un paio di minuti, cos\u00ec da non farmi rubare il posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine del terzo giorno, una silhouette luminosa \u00e8 apparsa dal nulla, stagliandosi sull\u2019orizzonte sbiadito. Anche se distante ancora qualche chilometro, Neon City sembrava gi\u00e0 accoglierci con il suo marchio di fabbrica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bus ci ha lasciati al limitare della citt\u00e0. Io e gli altri passeggeri abbiamo proseguito guidati dall\u2019inerzia, un gregge di pecore abbandonato dal pastore. In quella zona periferica non c\u2019era una folla anonima a cui mescolarsi. Poi, appena le prime insegne al neon hanno iniziato a fare capolino fra gli edifici, ognuno ha preso la propria strada. Ho controllato per l\u2019ennesima volta di avere ancora la busta di plastica con i soldi sotto la camicia e mi sono incamminata verso le luci.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho dormito quella notte, affittare una stanza sarebbe stato uno spreco di soldi. Invece, ho iniziato subito a cercare un lavoro. A casa, nel mio paesino nel mezzo del nulla, le opportunit\u00e0 scarseggiano: il terreno non \u00e8 molto fertile e le citt\u00e0 vicine assorbono quasi tutte le risorse. I miei genitori faticavano a mantenere me e i miei fratelli pi\u00f9 piccoli. Partire per la citt\u00e0 mi era sembrata l\u2019unica soluzione per non pesare su di loro e contribuire con qualche soldo.<\/p>\n\n\n\n<p>A casa si parla di Neon City come una fonte d\u2019oro di opportunit\u00e0. Invece mi ritrovai a fare la sguattera a Chow, una catena di fast food. Quel che guadagnavo bastava appena a pagare un loculo nel motel pi\u00f9 squallido della zona e prendere qualcosa da mangiare. Da qualche parte devo pur iniziare, pensavo.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi l\u2019ultima notte che ricordo. Dovevo attraversare una strada poco illuminata per arrivare al mio motel. Quattro uomini col volto coperto si sono parati davanti a me. Non ho fatto nemmeno tempo a urlare: uno di loro mi ha tappato la bocca con una mano mentre un altro mi ha sferrato un pugno nello stomaco. Ho cercato di divincolarmi ma erano troppo forti. Ho cercato di colpirli con dei calci ma non gli ho fatto nulla. Intanto loro frugavano nelle mie tasche, sotto ai miei vestiti: hanno trovato la chiave del mio loculo. Uno di loro se n\u2019\u00e8 andato verso il motel, gli altri tre sono rimasti con me nel vicolo. Poi\u2026 Mi hanno spinta a terra. Il baluginio di un coltello. Il dolore. E mentre tutto diventava nero, una voce crudele che dice: \u00abBenvenuta a Neon City\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>Chiudo di nuovo gli occhi, come se bastasse per cancellare il ricordo. Vorrei piangere, ma il mio corpo non sembra pi\u00f9 in grado di fare nemmeno quello. Il mio corpo. Un\u2019altra ondata di panico mi chiude la gola appena mi accorgo che non sento il braccio destro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEhi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Una voce di uomo emerge dall\u2019oscurit\u00e0. \u00c8 pacata e gentile. Il mio primo istinto \u00e8 di rimanere completamente immobile e trattenere il respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon avere paura, sei al sicuro qui,\u00bb aggiunge.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo si avvicina lentamente, la sua figura mi appare tremolante e poco definita. \u00c8 alto, ha barba e capelli biondi lunghi. Lo fisso. Non so cosa dire. Non so se sono ancora in grado di parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono Odin, un runner. Ero sulle tracce di una gang e ho trovato te, per strada\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo ora mi rendo conto che c\u2019\u00e8 qualcosa che non va con i miei occhi. Non solo \u00e8 pi\u00f9 difficile mettere a fuoco, ma il mio campo visivo \u00e8 limitato. Alzo la mano sinistra e la porto verso il lato destro del volto. Le mie dita incontrano una fasciatura. Mi scappa un gemito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl medico ha fatto del suo meglio ma braccio e occhio destro sono andati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mie labbra prendono a tremare. Serro l\u2019occhio sano e deglutisco, respiro fino a quando il pianto non si dissolve in fondo alla gola.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un po\u2019 Odin parla di nuovo: \u00abQuando ti sentirai meglio potrai andartene\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi scappa un risolino amaro, ansimante. E dove dovrei andare ora?<\/p>\n\n\n\n<p>Come se mi leggesse nel pensiero, l\u2019uomo aggiunge: \u00abOppure potresti rimanere qui, diventare una runner\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Odin si zittisce, forse pensa di essersi spinto troppo in l\u00e0. Dovrei dire di no, penso, ma il mio stomaco si contorce rabbioso a questa idea. La paura \u00e8 svanita davanti a un sentimento pi\u00f9 forte: la vendetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Cerco il suo sguardo per essere sicura che capisca e annuisco.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>Il magazzino dei Bulldozer si trova in una delle zone pi\u00f9 desolate della periferia, fra catapecchie in lamiera e vicoli luridi. Da una finestra in alto filtra un raggio di luce, appena visibile attraverso lo sporco che incrosta il vetro.<\/p>\n\n\n\n<p>Odin respira calmo di fianco a me, mentre io cerco di imitare la sua stessa stoicit\u00e0. Ogni mio respiro risuona pi\u00f9 rapido e rumoroso del precedente.<\/p>\n\n\n\n<p>Un paio di figure emergono dalle strade buie e si infilano dentro il magazzino, con appena un\u2019occhiata alle spalle. Il runner mi d\u00e0 il segnale di via libera. Mentre la mia mente si prepara alla battaglia, il mio corpo finalmente si calma, il respiro torna regolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbandoniamo la nostra postazione e procediamo con cautela fino alla porta del magazzino. Scivoliamo all\u2019interno silenziosi, le nostre sagome un tutt\u2019uno con l\u2019oscurit\u00e0. Il primo uomo ci d\u00e0 le spalle, Odin lo afferra con un laccio per il collo. Muore con un gorgoglio inudibile. La seconda sentinella si ritrova con un coltello conficcato in gola.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci sono altri Bulldozer a proteggere la scala verso la sala del ritrovo. Da lass\u00f9, spio oltre la porta, contando velocemente i membri della gang. Faccio segno a Odin: ci sono tutti. Il runner annuisce e mi passa la granata.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tonfo, un sibilo, appena il tempo di qualche verso sorpreso e poi sono tutti a terra, storditi dalle sostanze tossiche. Io e Odin ci facciamo strada fra di loro indossando maschere protettive, per assicurarci che siano fuori gioco. I quattro uomini che mi hanno aggredita sono davanti a me, incoscienti. Li leghiamo, poi Odin sistema gli altri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci vogliono cinque minuti perch\u00e9 si riprendano. Li osservo con una sorta di interesse morboso mentre sudano e si agitano sul posto. Mi avvicino di un passo per farmi vedere. Mi chiedo se mi riconoscano: nei pochi mesi che sono passati sono cambiata, dai capelli rossi ora corti al braccio destro in titanio e fibre cibernetiche. Eppure sono sempre la stessa ragazza del vicolo. O forse no.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il mio occhio cibernetico posso distinguere ogni ruga sui loro volti, la paura che li pervade. E all\u2019improvviso, non so pi\u00f9 cosa fare: rimango a fissarli, stranita, mentre loro fissano me, terrorizzati.<\/p>\n\n\n\n<p>Odin fuoriesce dalle ombre per fermarsi al mio fianco. Li osserviamo in silenzio per qualche istante. E pi\u00f9 li guardo, pi\u00f9 sento una furia incontenibile farsi strada nel mio cuore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Estraggo la pistola e sparo quattro colpi, uno dopo l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando l\u2019eco si dissolve, le mie labbra si muovono di propria volont\u00e0, pronunciano le prime parole da quella notte fatale: \u00abNeon City vi saluta. Per sempre\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giulia Wauters <\/strong><br>giuliawauters.studia@mohole.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sento il mio corpo.&nbsp; Apro gli occhi su un soffitto anonimo, non riesco a girare la testa. Respiro e pian piano riprendo consapevolezza. Prima spossatezza, poi dolore si irradiano dalle mie stesse ossa. Non so dove sono. 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